TIM torni ad essere italiana

Giù le mani da TIM!

Errare humanum est, perseverare diabolicum.

Il rischio che si continuino a commettere gli stessi errori del passato – che tante sventure hanno portato al Paese – si è improvvisamente materializzato con l’offerta di acquisto della rete di telecomunicazioni italiana da parte di un fondo d’investimento speculativo americano.

Ma l’Italia da questo punto di vista ha già dato abbondantemente!

In dieci anni, dal ’92 ai primi anni 2000, abbiamo svenduto la parte migliore del nostro patrimonio industriale. E l’emorragia non si è più fermata: Francia, Germania, Stati Uniti, Cina e persino India hanno continuato a pescare il meglio delle nostre tecnologie, del nostro sapere manifatturiero, della nostra creatività.

Se continuiamo così il bazar dell’industria italiana chiude i battenti!

La prima reazione alla proposta di acquisto dell’intera Tim da parte del fondo Kkr è stata, invece, pericolosamente timida e reticente. Si è apprezzato l’interesse manifestato da un grande investitore internazionale, si è fatto appello alle valutazioni del mercato, si è nominata l’ennesima task force di superesperti e si è parlato, sottovoce, di possibili “paletti” che il governo potrebbe mettere per “rendere compatibile l’ingresso di un nuovo socio straniero con il rapido completamento della connessione con banda ultralarga”.

Ma quanti paletti e contributi??? dovranno essere ancora calpestati dopo quelli che non hanno funzionato affatto per l’Embraco di Chieri, la Whirlpool di Napoli, la Gkn di Campi Bisenzio, la Unilever di Verona, la Arcelor Mittal che si appresta a lasciare Taranto e per la stessa Stellantis che viola sistematicamente i patti sottoscritti. Tutti gli impegni e i “paletti” posti dal governo senza attivare il suo golden power per condizionare le scelte di mercato si sono rivelati carta straccia. 

Servono ben altre garanzie, immediate e concrete, per salvaguardare l’integrità dell’infrastruttura di rete TLCasset strategico assoluto per lo sviluppo del Paese, l’integrità dei 600 mila chilometri sottomarini di fibra ottica della controllata Sparkle, e la candidatura di Tim a gestire con altri partner nazionali il cloud dove saranno conservati i dati degli italiani e l’interconnessione dell’intera pubblica amministrazione.

Tanto più che le alchimie finanziarie che già si ipotizzano non lasciano adito a dubbi. Per rientrare dell’investimento complessivo stimato in 46 miliardi di euro (0,50 euro per azione e 35 miliardi di debiti) il fondo Kkr potrebbe procedere allo “spezzatino” del gruppo Tim separando la rete dai servizi commerciali e dalle controllate. Esattamente l’opposto di quanto va fatto per non privare Tim delle risorse necessarie al conseguimento dei suoi obiettivi strategici e l’Italia delle garanzie sulla sovranità digitale.

Le scelte che riguardano gli asset strategici coinvolgono il destino di tutti e non sono solo un problema aziendale o di mercato

L’Italia deve recuperare una propria autonomia nell’ambito delle telecomunicazioni per garantire la qualità.

Per questo ci appelliamo alle forze vive della Nazione e all’opinione pubblica affinché facciano sentire la loro voce per impedire questo ulteriore errore, destinato a produrre ulteriori sventure al nostro Paese.

CHIEDIAMO L’APERTURA DI UN PUBBLICO CONFRONTO PARLAMENTARE SU CUI MISURARE LE POSIZIONI DEI PARTITI DAVANTI AL PAESE

Per il futuro del paese il Parlamento deve in maniera trasparente e pubblica indicare le scelte necessarie:

·  La forma della transizione digitale, che tante risorse pubbliche assorbirà nei prossimi anni e determinerà la qualità delle nuove forme economiche del futuro; 

·  L’unitarietà e il controllo pubblico della rete e della sua intelligenza, per garantire la trasparenza delle politiche legate al controllo del flusso dei dati, che nella società digitale rappresentano non solo un bene economico ma il territorio dei diritti sociali e civili; 

·  La sovranità del progetto del Cloud Nazionale integrato con quello europeo e l’autonomia nazionale sul suo controllo, a partire dai dati sensibili; e più in generale il controllo sulle informazioni relative alle strategie pubbliche e sul comportamento dei cittadini;

·  La costruzione di un campione nazionale di TLC integrato con gli asset strategici che sappia produrre servizi e prodotti nel mondo digitale globale. 

L’Italia non deve limitarsi ad essere un semplice consumatore digitale

Può e deve invece attrezzarsi per offrire servizi e prodotti che contengano le nuove forme avanzate di tutela del consumatore e del cittadino, tutele delle quali il mondo digitale ha sempre più bisogno.

Sussistono infatti le condizioni per diventare leader nel nuovo mondo digitale, per costruire un Italian digital lifestyle fatto di regole, trasparenza e uso consapevole delle tecnologie digitali a partire da quelle basate sull’Intelligenza Artificiale.

Il coordinamento delle associazioni de La Transizione

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